«Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:"Non c'è altro da vedere",sapeva che non era vero.Bisogna vedere quel che non si è visto,vedere di nuovo quel che si è già visto,vedere in primavera quel che si è visto in estate,vedere di
giorno quel che si è visto di notte,con il sole dove la prima volta
pioveva,vedere le messi verdi,il frutto maturo,la pietra che ha
cambiato posto,l'ombra che non c'era.Bisogna ritornare sui passi già
dati,per ripeterli,e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.Bisogna
ricominciare il viaggio.Sempre.»
(Josè Saramago)

domenica 26 giugno 2011

cuore di carciofo.

Il carciofo guardava l’orologio del contadino chinato, forse era giunta l’ora di dire addio al suo campo, alla sua madre-terra, a quello che c’era stato con quella giovanissima carciofina piantata lì di fronte, faceva finta di niente.
Lei.
Fanno sempre finta quelle, quelle che arrivano per ultime e si seggono subito al primo banco.
Le fanno sedere al primo banco per ammirarle,pensò.
Si sentono in obbligo di fare: shhh a quelli dell’ultima fila, però poi ridono dondolandosi alle loro battute.
Ripeteva: fanno finta.


Lui aspettava paziente.
Lei preferiva essere corteggiata dal contadino dal viso bruciato.
Lui sì che sapeva cogliere la sua attenzione,
le parlava con gentilezza,
le innaffiava il cuore,
il carciofo invece sapeva di essere ruvido, spinoso.


Era un modo per difendersi.
Eppure quel giorno doveva dirle qualcosa di carino,
mentre aspettava di essere unito alle patate e al prezzemolo,
mentre aspettava di essere condito con l’aceto,
con il cuore ormai tenero
irremediabilmente tagliato a metà
riuscì a dirsi
che lei era il tipo adatto ad essere un piatto unico.
Unico.
Non un condimento, portato a parte, un piatto unico.

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